mercoledì 15 maggio 2013

il metodo dev'essere purissima carne.



Perché parliamo a voce così bassa?
non lo so
mi ricorda un film
quale film.

ciondolava alla finestra lei. il mare di fronte, tinteggiato dall’umore della giornata. Non s’aveva voglia d’andare a spegnere il gas, col caffè che era uscito e segni di buchi ai muri a serpeggiare gli affreschi della cucina. mancava la corrente, uno stufino a bombola transitava nell’angolo sotto i buchi e due tre ossa di seppia.

Questa città non ci vuole, le dice seduta a terra (apollonia), una bottiglia di rosso vicino al ginocchio piegato, uomo difficile senza età apollonia. – a ballare passerebbe più in fretta, continua, e poi s’azzittisce di nuovo.
non ti capisco bene
quando balli passa.
a saperlo fare
vieni.

Qualcosa mi disse di dire no. Eppure tutto quanto girava e la testa era leggera, c’erano solo i pavimenti e gli affreschi e fuori sempre quel mare. Ammalata, distrutta, ho saputo leggere il distacco, ma non la lontananza e così apollonia su di me ha preso il sopravvento e sono di nuovo caduta, anche se non avrei dovuto, anche se la nostalgia m’avrebbe ammazzato. Qualcosa mi disse di dire no, ma tutt’intorno la stanza girava e girava e io illusa d esser brava a girare e immortale. come lei.

E’ sott’inteso che apollonia prende Lei e la proietta fra l’abbraccio e il cambiamento di peso; si sposta in avanti col petto sicura nell’intenzione, Lei deve seguire. Non sembra difficile. Poi s’accenna a un giro e la musica cambia, pare che i passi s’intreccino e non si sappia più nemmeno camminare e allora si fraintende l’ingenuità della complessità, a perdersi nella naturalezza a non saper tornare.
Com’è camminare stretti in una morsa? Illusione o piuttosto maledizione?
Lei, seguiti.
apollonia s’impone, non dice nulla, lascia il tempo all’intuizione.
dove hai imparato?
a palermo

C’è sapore di bombardamenti infatti. i cani agli usci sempre più vecchi, consumati da pulci albine e le donne coi ragazzini a sbaraccare vicoli e bancarelle indiane, sudicie. Laggiù nei calli dove non c’è spazio per camminare comodi ma si fanno i sortilegi per riuscire a uscirne incolumi, l’edicole sono in vista per tutti e si deve pregare se si vuole sopravviere; lo sanno i forestieri, lo sanno i vecchi, lo fanno i quartieri. basta che vi sia passaggio perché la memoria ha memoria di chi non è riconoscente. E gran parte della vita che loro due ora si stanno respirando alla finestra è un privilegio che non si schiera. Da e leva a tutti quanti e basta, e se adesso dopo un mambo o qualcosa che ci somigliava loro guardano il mare a lato delle montagne al di sopra delle cupole e sono ancora vive in quella città è perché ne fanno parte inconsapevolmente una, irrimediabilmente l’altra.



lucrezia|testaiannilli